“Avere qualcosa da fare sulla tela significa sviluppare una costellazione di idee legate al tempo, alla conoscenza e ai dati: dal tempo al sublime, dai dati all’economia, per tornare, infine, alla pittura”. Con queste parole Francesco João, artista italo-brasiliano (1987) di base tra San Paolo e Milano, descrive un approccio che, da oltre un decennio, espande la pittura come pratica capace di interrogare i propri limiti. La mostra, realizzata in dialogo con il curatore Massimiliano Scuderi, introduce una lettura della ricerca di Salvatore Emblema (Terzigno, 1929-2006). Una selezione di lavori di Emblema, realizzati tra il 1969 e il 1976, evidenzia come la relazione tra superficie, luce e ambiente definisca un campo operativo che si estende oltre il quadro. Questioni legate allo spazio e al paesaggio trovano una corrispondenza nei lavori di João, senza configurare una continuità diretta. I lavori in cui João lascia il telaio esplicitamente visibile non si inseriscono in una tradizione di cui Emblema è tra gli esponenti di spicco, ma assumono la forma di strutture tra pittura e oggetto. Gli elementi del linguaggio pittorico – telaio, tela, cornice, colore – vengono riorganizzati, modificandone la gerarchia. Sono sculture a forma di pittura. Allo stesso modo, il rapporto con il design e, più in generale, con l’oggetto – come nel caso di una panca che è anche scultura, o di una scultura utilizzabile – ridefinisce la relazione tra chi produce e chi fruisce, mettendo in crisi la distinzione tra uso e contemplazione. Nel numero 2 del magazine NÉA dedicato alla mostra, João afferma: “Lo spostamento nello spazio non serve tanto a espandere la pittura, quanto a metterne in discussione le condizioni. Non mi interessa portarla nello spazio per rafforzarla, ma per destabilizzarne le gerarchie: tra immagine e oggetto, tra funzione e contemplazione, tra chi produce e chi usa. A quel punto il rapporto con il design – inevitabile – è utile come momento di frizione: quando un oggetto può essere usato, cambia il tipo di relazione che instaura. E cambia anche il sistema di valori che lo sostiene”.
FORMATO 32,5 X 23 CM | SPILLATO
ISBN 9788899928872 | PAG. 16 | italiano/inglese
PUBBLICAZIONE: maggio 2026
TARGET: arte contemporanea, mostra collettiva, performance, site-specific, scultura
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Francesco João e Salvatore Emblema
A cura di Massimiliano Scuderi
“Avere qualcosa da fare sulla tela significa sviluppare una costellazione di idee legate al tempo, alla conoscenza e ai dati: dal tempo al sublime, dai dati all’economia, per tornare, infine, alla pittura”. Con queste parole Francesco João, artista italo-brasiliano (1987) di base tra San Paolo e Milano, descrive un approccio che, da oltre un decennio, espande la pittura come pratica capace di interrogare i propri limiti.
La mostra, realizzata in dialogo con il curatore Massimiliano Scuderi, introduce una lettura della ricerca di Salvatore Emblema (Terzigno, 1929-2006).
Una selezione di lavori di Emblema, realizzati tra il 1969 e il 1976, evidenzia come la relazione tra superficie, luce e ambiente definisca un campo operativo che si estende oltre il quadro. Questioni legate allo spazio e al paesaggio trovano una corrispondenza nei lavori di João, senza configurare una continuità diretta.
I lavori in cui João lascia il telaio esplicitamente visibile non si inseriscono in una tradizione di cui Emblema è tra gli esponenti di spicco, ma assumono la forma di strutture tra pittura e oggetto. Gli elementi del linguaggio pittorico – telaio, tela, cornice, colore – vengono riorganizzati, modificandone la gerarchia. Sono sculture a forma di pittura.
Allo stesso modo, il rapporto con il design e, più in generale, con l’oggetto – come nel caso di una panca che è anche scultura, o di una scultura utilizzabile – ridefinisce la relazione tra chi produce e chi fruisce, mettendo in crisi la distinzione tra uso e contemplazione.
Nel numero 2 del magazine NÉA dedicato alla mostra, João afferma: “Lo spostamento nello spazio non serve tanto a espandere la pittura, quanto a metterne in discussione le condizioni. Non mi interessa portarla nello spazio per rafforzarla, ma per destabilizzarne le gerarchie: tra immagine e oggetto, tra funzione e contemplazione, tra chi produce e chi usa. A quel punto il rapporto con il design – inevitabile – è utile come momento di frizione: quando un oggetto può essere usato, cambia il tipo di relazione che instaura. E cambia anche il sistema di valori che lo sostiene”.
FORMATO 32,5 X 23 CM | SPILLATO
ISBN 9788899928872 | PAG. 16 | italiano/inglese
PUBBLICAZIONE: maggio 2026
TARGET: arte contemporanea, mostra collettiva, performance, site-specific, scultura